mercoledì 8 gennaio 2014

Io non so ancora se sono stato alla Biennale di Venezia

Una strada circondata da palazzi anni sessanta che taglia in due una montagna: a valle la nebbia che tutto copre ,alle spalle una cima con una piccola chiesa dedicata a San Michele Arcangelo.Questo è il posto dove è iniziato tutto.Gente ombrosa e forte con lo sguardo verso un mare lontano e nascosto.Sala Consilina,piccolo paese di 13.000 anime, una volta; adesso  sicuramente di meno.In una realtà così ,difficile e complicato dedicarsi all'arte.Quando ho iniziato il più vicino liceo artistico era ad Eboli, dove Cristo si era fermato.Ho iniziato a decorare case, ville, locali e una Chiesa.Dopo questo apprendistato, nel 2011 Roma.Immensa e maestosa come una matrona gorgheggiante su un fiume di topi. Etnie diverse, colori abbaglianti,luce limpida.La sua periferia estesa e infinita uguale a tanti paesi del Sud.Sono stato a contatto con diversi artisti in un grande locale a Monteverde: si dipingeva,parlava d'arte e delle sue sfumature. Ho conosciuto meglio un gallerista, con cui anni prima avevo avuto un breve rapporto lavorativo conclusosi  male.Il grande locale ha chiuso, diversi artisti a spasso.Deciso a non tornare indietro ho preso uno studio a Prati e ho iniziato a lavorare in maniera continuativa con il gallerista, intanto diventato quasi un amico.Ha portato i miei lavori in mostre e fiere d'arte contemporanea,in giro per l'Italia.Figuratevi ora quanto lontana fosse l'idea di partecipare alla Biennale di Venezia. Come tanti e tanti altri ogni tanto facevo delle mostre,di sottecchi mi infilavo in quelle degli altri non riuscendo a scorgere quasi mai un discorso emotivamente forte e coinvolgente.Tutto concettuale, come nei ristoranti dove paghi un sacco di soldi per ritrovarti davanti a un piatto grande con una piccola cacchina al centro, concettuale,appunto.Si sa, tutto è stato fatto e detto, quindi giù con le installazioni, qualche macchia spermatica su lenzuola rabberciate e stuolo di critici e curatori innamorati delle loro parole che cercano di spiegare concetti, filosofie, esperimenti attraverso il"quant'altro" e il"fra virgolette" con il loro gesto idiota. I galleristi, spesso ignoranti, che ingollano vino solo per darsi arie con  istupidite ragazze spagnole o tragicomiche vecchie piene di botulino con in braccio un cane piccolo in canottiera fucsia.In questo mare di mediocrità ci sono stato, non sentendomi affatto migliore o peggiore degli altri, due occhi solitari in mezzo alle ipocrite pacche sulle spalle di alcuni e alle fantastiche conclusioni degli altri.Ho trovato anche il tempo di inventarmi una passione,un sentimento che è diventato la mia gabbia dorata,la mia casa sull'albero.Una fantasia fuori dal tempo e dallo spazio dove provare a svolgere la mia attività di pittore che di fronte a tutto ciò traballava.Una diva del muto,una musa.
Intanto a Marzo erano già fuoriusciti,tra polemiche,strascichi e strass i nomi degli artisti convocati per partecipare alla 55^ esposizione Internazionale della Biennale di Venezia per il Padiglione Italia.Logicamente non ero tra questi,ma nemmeno mi sentivo idoneo . La Biennale non l'avevo mai vista, non conoscevo personaggi influenti ,nè critici di grido, quindi con quale diritto potevo essere lì; tra l'altro non avevo nemmeno raggiunto nella pittura uno stile riconoscibile , il vero scopo ,poi, degli artisti paladini del pezzo autentico, che si ritrovano a ripetere infinite volte l' unica opera venuta fuori bene.Invece, in una delle tante noiose fiere d'arte il mio amico gallerista conosce un signore, prossimo curatore della Biennale per il Padiglione Bangladesh, che gli offre,guardando il mio lavoro, la possibilità di partecipare verso Settembre alla agognata kermesse; unico ostacolo trovare uno sponsor per pagare in misura ridotta l'impresa. Bè , l'amico ci riesce e a Maggio salgo a Venezia per respirare un pò quell'atmosfera e vedere lo spazio a me destinato. Su ponte San Sebastian mi imbatto in una iscrizione:"da Venezia ho ricevuto i più importanti insegnamenti della mia vita;me ne esco accresciuto adesso, come dopo la fine di un lungo lavoro" firmato Modigliani.Il pittore che amo. Caspita! lo prendo come un segnale miracoloso, l'inizio di un nuovo percorso.Ahimè, mi sbagliavo. Faccio la conoscenza del curatore,tipo ansioso, che non mi fa una buona impressione e sembra molto preoccupato dal momento che ho deciso di creare un'opera nuova, appositamente per l'evento. Lui intanto promette pubblicità e pubblico numeroso. Il posto è nuovo, nel centro di Venezia: l'Officina delle Zattere, di fronte alla darsena dove costruiscono le gondole.A Giugno insieme al gallerista vedo finalmente la Biennale.Uno spettacolo fantasmagorico, mare di concetti ed espressioni, con alcune punte di notevole interesse. Il Padiglione Italia è quasi asettico,però. Vabbè, comunque bella esperienza, penso.Si torna a Roma dove inizio a progettare la mia grande tela, in un caldo afoso e in uno dei momenti di maggiore volgarità della Repubblica Italiana:Il cavaliere e il suo spettacolino di burlesque, tra escort e rolex, che imperversa su tutte le testate. La musa,diva del muto si fa sfuggente e sparisce. Così solitario mi ritrovo davanti alla mia inutile realtà, fatta di sei tele che insieme formano un muro di quattro metri e mezzo per due di altezza. Leggo le memorie di Casanova e le sue fugaci avventure erotiche. Da tutto ciò viene fuori "il teatro del bailo".La mia ultima opera ad oggi. Le tele vengono portate a Venezia a fine Agosto,  navigando sulle gondole in compagnia del pittore e del gallerista. Il curatore, nei suoi infiniti impegni ha dimenticato di redigere un comunicato stampa e di fare la pubblicità promessa. Montiamo le tele nell' indifferenza e nel riserbo totale. Sembra che solo io e qualcun altro sappiamo di essere presenti alla Biennale. Ma ci sono stato? me lo chiedo ancora adesso. Meno male che la storica dell'arte Fulvia Strano si è sentita in dovere di esprimere le sue sensazioni sull'opera e scrivere un testo
. Del curatore,non ho niente da dire visto che siamo in Italia ed è sempre tutto normale. A fine Settembre l'opera è tornata in galleria dopo essere stata nel Padiglione Bangladesh. Io non so ancora se sono stato alla Biennale di Venezia.

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